Sugli scaffali di profumerie ed erboristerie capita spesso di trovare cosmetici e integratori a base di Ginkgo biloba, una pianta con varie proprietà terapeutiche. Tra le altre cose gli estratti di Ginkgo biloba migliorano la circolazione sanguigna, le funzioni cognitive e hanno proprietà antiossidanti; la stessa pianta ha una grande resistenza a variazioni climatiche, malattie, parassiti e agenti inquinanti. Basti pensare che a Hiroshima e Nagasaki esistono alberi di questa specie sopravvissuti ai bombardamenti nucleari. Oggigiorno sono molti gli studi che si occupano delle potenziali applicazioni mediche di questo albero, ad esempio per prevenire o rallentare il decorso di malattie come il morbo di Alzheimer.

Benjamin Ceci, A golden Ginkgo biloba in autumn, marked as public domain, more details on Wikimedia Commons
Ma Ginkgo biloba non è interessante solo per le sue possibili applicazioni in ambito medico e cosmetico: ha molte altre curiosità che la rendono una pianta affascinante. Innanzitutto, dobbiamo dire che le sue origini sono antichissime. I fossili più antichi ritrovati appartenenti al genere Ginkgo risalgono al periodo Permiano, ossia a circa 250 milioni di anni fa. È questa un’epoca molto lontana: per dare un’idea, i primi dinosauri sarebbero comparsi solo qualche decina di milioni di anni dopo, successivamente alla più grande estinzione di massa che ci sia mai stata sulla Terra, quella del Permiano-Triassico. Durante il Permiano le terre emerse erano riunite nel famoso supercontinente Pangea; risalgono a quest’epoca gli ultimi rappresentanti dei trilobiti, mentre i molluschi cefalopodi ammoniti erano presenti in gran numero e varietà. Un gruppo di rettili che si sviluppò in quel periodo, molto importante per noi, sono i terapsidi: è tra di loro, infatti, che troviamo anche i progenitori dei futuri mammiferi. A quel tempo esistevano varie specie della famiglia Ginkgoaceae; di tutte queste è sopravvissuta fino ai nostri giorni solo Ginkgo biloba, che da allora è rimasta pressoché immutata. Per questo motivo viene definita un fossile vivente: un organismo che nel corso dell’evoluzione è cambiato molto poco, al punto di presentare caratteristiche simili a quelle che troviamo in fossili di milioni di anni fa.

A destra fossili di ammoniti rinvenuti in Germania (Christian Reinboth, Ammonitenbank, CC BY-SA 4.0)
Durante il Permiano non esistevano ancora angiosperme, ossia piante che producessero fiori e semi protetti da frutti; vi erano solo le gimnosperme, che al posto dei frutti producono le pigne o strutture simili (il nome “tecnico” è strobili). Tutti noi le conosciamo bene, non sono altro che le conifere, e sappiamo quindi che, oltre agli strobili, l’altra loro caratteristica peculiare è avere foglie aghiformi che non vengono perse durante la stagione invernale. Alcune specie fanno però eccezione, e tra queste c’è proprio Ginkgo biloba: le sue foglie hanno forma di ventaglio diviso più o meno marcatamente in due lobi (la parola biloba nel nome della specie fa riferimento proprio a questo) e cadono con l’arrivo del freddo.

H. Zell, Ginkgo biloba 010, CC BY-SA 3.0
Fino a circa 2 milioni di anni fa Ginkgo biloba era largamente diffusa in tutto il pianeta; il suo areale si è poi progressivamente ridotto fino a essere ritenuta estinta in natura per lungo tempo. La sua sopravvivenza fino ai nostri giorni è stata garantita dalla coltivazione nei templi da parte di monaci cinesi; oggigiorno è largamente utilizzata anche come piante ornamentale nelle nostre città. Sono stati ritrovati anche degli esemplari in natura in alcune aree della Cina, ma alcuni botanici ritengono che non siano esemplari spontanei ma piuttosto nati da semi sfuggiti alle coltivazioni. Specie come Ginkgo biloba, un tempo largamente diffuse e ora confinate in aree ristrette, vengono dette specie relitte.

Susanna Giaccai, Ginkgo biloba. filare, CC BY-SA 3.0
Un’altra caratteristica interessante di Ginkgo biloba è quella di essere una specie dioica, una condizione che nel regno vegetale non è molto frequente. Ciò vuol dire che gli organi riproduttivi femminili e maschili si trovano su piante diverse; altre piante dioiche sono alcune specie di gelso, i salici, il ginepro e il tasso. Le piante maschili di Ginkgo biloba producono i cosiddetti coni, dove si trova il polline; questo viene quindi trasportato dal vento fino a raggiungere gli strobili sulle piante femminili. Dopo la fecondazione, gli strobili diventano carnosi, arrivando ad assomigliare a dei frutti (come dicevamo prima solo le angiosperme producono frutti veri e propri). Una volta maturi hanno un odore piuttosto sgradevole dato dalla presenza di acido butirrico, la stessa sostanza che si trova anche nel vomito.

Agnieszka Kwiecień, Nova, Ginkgo biloba Miłorząb dwuklapowy 2007-08-11 02, CC BY-SA 4.0
Ginkgo biloba è perciò una pianta che arriva direttamente da un passato remoto, di cui mostra ancora i segni, in grado di resistere a condizioni estreme e con molte potenziali applicazioni mediche: che dire, è decisamente un albero degno di essere studiato e conosciuto!